The Comboni Family at COP30: Laudato Si’!

p. Dario Bossi MCCJ

Per la prima volta la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP) si è tenuta in Amazzonia, uno dei biomi più importanti e minacciati del pianeta. L’incontro delle acque fino alla foce del Rio delle Amazzoni ha riunito popoli di tutto il mondo, con speciale rilievo per un protagonismo indigeno sempre più consapevole e organizzato. La Famiglia Comboniana raccolta in tale occasione ha evidenziato: «Condividere la vita e i sogni di questi popoli ci ha dato speranza: a Belém abbiamo respirato a pieni polmoni il profumo della missione!».

Settantamila persone hanno partecipato alla Marcia Globale per il Clima, reclamando decisioni efficaci, l’abbandono dei combustibili fossili, la protezione dei territori, delle foreste e della vita comunitaria, finanziamenti per il Sud del mondo. Il Vertice dei Popoli ha riunito oltre mille organizzazioni e ha rafforzato le strategie e i processi di base per la giustizia ambientale e sociale.

Eppure, per il potere delle lobbies imprenditoriali e la complicità di molti governi, i risultati della COP sono stati ancora una volta ben al di sotto di quanto richiesto dalla crisi climatica. In questo breve articolo, senza poter approfondire i temi sopra accennati, vogliamo condividere le ragioni della presenza della Famiglia Comboniana alla COP – un gruppo di circa 40 tra sorelle, missionari/e secolari, laici e laiche, fratelli e preti animati dal carisma di San Daniele Comboni. Lo faremo attraverso tre verbi, che potranno servire anche ad altri gruppi o individui.

Apprendere

È sempre più evidente che il grido dei poveri si unisce al grido della Terra; non è più possibile separarli. Questo grido interpella la nostra vocazione di cristiani e di amanti e difensori della vita piena per tutti: per questo, oggi, la missione della cura si chiama Ecologia Integrale, come intesa dal magistero della Chiesa e dall’enciclica Laudato Si’.

La Chiesa era fortemente presente alla COP30: durante vari giorni hanno partecipato 9 cardinali, oltre 40 vescovi di tutti e cinque i continenti e più di 1.000 rappresentanti dei ministeri sociali e delle comunità cattoliche. La Chiesa è venuta alla COP non solo con proposte, ma anche con domande: «Quale può essere il nostro contributo? Cosa possiamo offrire dalla spiritualità e dal Vangelo?».

Condividere con persone e gruppi tanto diversi permette una lettura più completa della realtà e provoca anche conversione, quando ci rendiamo conto che la nostra religione ha, in più modi, separato le creature dal Creatore, e i tempi ultimi dal tempo sacro della cura quotidiana.

Nelle strade e nei dibattiti, nei workshop, nei canti e nei momenti di preghiera a Belém, abbiamo rafforzato percorsi interreligiosi, convinti che etica, spiritualità e culture abbiano il potere di trasformare il mondo. Abbiamo camminato insieme ai movimenti sociali, rinnovando – attraverso l’impegno concreto per le loro cause – quanto celebrato di recente durante il Giubileo e l’Incontro dei Movimenti Popolari: da Roma a Belém, la celebrazione è diventata impegno!

Costruire alleanze

In un momento di grave crisi del multilateralismo e della democrazia, con sfide sempre più grandi per la pace e la giustizia sociale nel mondo, ci sentiamo tutti piccoli e impotenti – a volte persino divisi o isolati in azioni autoreferenziali. Quanto è importante, allora, mantenere forti alleanze!

A Belém abbiamo celebrato i 25 anni di Vivat International, che riunisce 12 congregazioni religiose – tra cui i Comboniani e le Comboniane – per rendere più efficaci le strategie di advocacy politica. Ci siamo uniti alla famiglia francescana che celebrava l’800° anniversario del Cantico delle Creature, visione rivoluzionaria che San Francesco ci ha lasciato in eredità sacra.

Abbiamo riflettuto e rilanciato il Documento della Chiesa del Sud del Mondo per la Giustizia Climatica e la Cura della Nostra Casa Comune, presentato dai tre cardinali che presiedono le conferenze continentali di Asia, Africa e America Latina e Caraibi.

Infine, in varie forme, abbiamo rinnovato la nostra alleanza con i popoli indigeni, difendendo le loro vite e culture, convinti che la storia del clima cambierà a partire dai territori.

Progettare

L’impegno della Famiglia Comboniana per l’Ecologia Integrale prende forma già da diversi anni nella nostra riflessione sulla missione. Il Capitolo 2022 dei Missionari Comboniani ha assunto l’Ecologia Integrale come asse fondamentale della missione, collegando dimensioni pastorali, liturgiche, formative, sociali, economiche, politiche e ambientali.

Il nostro incontro a Belém ha fatto passi avanti in questa direzione, rilanciando varie proposte: rafforzare l’Ecologia Integrale come fondamento della formazione iniziale e permanente; aderire in modo più decisivo alle principali iniziative abbracciate dalla Chiesa; rinnovare il Patto Comboniano per la Nostra Casa Comune attraverso la spiritualità e impegni concreti; consolidare l’advocacy politica comboniana radicata nei territori locali; rafforzare il protagonismo delle comunità, i loro sogni e le loro culture.

San Paolo, scrivendo ai Romani, ha dato voce a tutto il Creato e ha detto che «geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi» e «aspetta con ardentissimo desiderio la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19.22). Il grido è così forte che non abbiamo più tempo da perdere: è tempo di rivelarci figli e figlie del Padre, che ha creato la fraternità universale tra tutte le creature. Laudato Si’!

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