di fr Alberto Degan MCCJ

Impreparati alla guerra o impreparati alla pace?

Recentemente, ai più alti livelli della politica europea, è stata emessa una dichiarazione di morte nei confronti della pace: “La pace di ieri è finita. Non abbiamo tempo per indulgere nella nostalgia”, ha affermato Ursula von der Leyen, perché ormai viviamo in “un mondo di guerre, un mondo di predatori1. Insomma, secondo la presidentessa della Commissione Europea, dobbiamo accettare la realtà e, dopo aver fatto il funerale alla pace, prepararci a rispondere alla violenza con altrettanta – o maggiore – violenza; chi insiste a credere nell’impegno per la pace è un nostalgico, un alienato.

Anche Lucio Caracciolo teorizza esplicitamente la “fine della pace”, come recita il titolo del numero 3/22 della rivista Limes, in cui afferma che per noi europei la guerra non sarà più un’eccezione, perché in realtà la vera “eccezione sono stati questi 75 anni di pace”.

Da una parte, dunque, politici e politologi ci dicono: ‘La pace è morta, la pace è finita. La guerra sarà la normalità della nostra vita’.Dall’altra, papa Leone risponde: “La pace esiste, e chiede di essere accolta”2. E aggiunge: “Dobbiamofar sì che tramonti presto questa stagione della storia segnata dalla guerra e dalla prepotenza della forza e inizi una storia nuova. Ci vuole una storia diversa del mondo: la storia dell’età negoziale”, basata suldialogo, il negoziato e la cooperazione”3. Insomma, non è vero che la pace è morta, che il messaggio di Gesù è morto: un’altra storia è possibile.Tuttavia, per costruire questa storia alternativa, quando tutti i sapienti del mondo ci gridano ‘guerra’, abbiamo bisogno di una forte spiritualità che sostenga il nostro impegno contro corrente. Per questo il papa, incontrandosi con i vescovi italiani, l’anno scorso, ha detto: “La pace non è un’utopia spirituale… Auspico che ogni diocesi possa promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza… Ogni comunità diventi una ‘casa della pace’ ”4.

Se papa Leone ha dovuto lanciare questo appello, significa che negli anni precedenti noi non ci eravamo impegnati molto su questo terreno. E così, mentre gli araldi del mainstream sono profondamente preoccupati perché, dicono, la popolazione dei loro paesi non è preparata alla guerra, il papa è preoccupato che non siamo preparati alla pace. Di fatto, non abbiamo ancora assunto con convinzione il messaggio nonviolento di Gesù.

Il centro della nostra fede

San Paolo ci dice che “Gesù è venuto ad annunziare la pace” (Ef 2,17) e che “Egli è la nostra pace” (Ef 2,14). La pace, dunque, è il centro della persona e del messaggio di Gesù. Ma non tutte le comunità cristiane sembrano aver coscienza di questo. Nel Vangelo la scelta nonviolenta di Gesù è chiara ma noi cristiani, dopo duemila anni, non l’abbiamo ancora assunta in maniera esplicita e convinta. C’è tutto un lavoro da fare nei percorsi formativi delle nostre parrocchie e delle nostre diocesi; perché il nostro agire dipende dai nostri convincimenti, dalla nostra fede. In America tanti cristianissimi elettori di Trump lo votano perché il tycoon si presenta come paladino dei valori cristiani, ad esempio, quando si dichiara contrario all’aborto. Ma il fatto che Trump uccida civili inermi dentro o fuori il suo paese, ed usi la guerra e la violenza come principale strumento di politica internazionale sembra che non intacchi la coscienza di questi elettori. Se io avessi un forte convincimento che la scelta nonviolenta di Gesù è un elemento innegoziabile della testimonianza cristiana, non potrei appoggiare un politico come Trump.

Ricordiamo cos’ha detto papa Leone a proposito della testimonianza nonviolenta di Gesù: “A sconcertare i discepoli fu la sua risposta non violenta quando disse: «Rimetti la spada nel fodero». La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi profeticamente testimoni”5. La risposta nonviolenta di Gesù fu una scelta controcorrente, in circostanze storiche segnate dalla violenza dell’Impero di Roma, di fronte alla quale tutti rivendicavano il diritto di rispondere con altra violenza. Questa scelta nonviolenta, dunque, è una novità profetica controcorrente che noi cristiani siamo chiamati ad assumere e testimoniare come impegno di fede non negoziabile. Non saremo in grado di resistere alle sirene di guerra se non avremo un convincimento profondo sulla scelta nonviolenta di Gesù. Ma quanto siamo ancora lontani da questo convincimento….

Una politica ‘infernale’?

Recentemente alcuni governanti hanno minacciato di “scatenare l’inferno” qualora i ‘nemici’ rifiutassero le loro proposte, mettendo esplicitamente in relazione la loro politica estera con un progetto e un orizzonte infernale. Ecco, ad esempio, cos’ha detto Trump: “Se non si raggiunge questo accordo, scoppierà l’inferno… contro Hamas. In un modo o nell’altro ci sarà la pace in Medio oriente”6. E’ ovvio che, in una prospettiva cristiana, l’inferno non può essere uno strumento di pace. Quindi risulta ancora più sorprendente che un presidente noto per il suo forte legame con le Chiese evangeliche possa pronunciare frasi di questo tipo senza suscitare nessun moto di indignazione, o almeno di preoccupazione, fra i suoi tanti cristianissimi elettori.

Recentemente Trump ha anche detto che per lui “è un grande onore uccidere i leader dell’Iran”, che sono una “feccia di squilibrati”. E ha aggiunto: “Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate 7. Insomma, in questo orizzonte infernale, è normale vantarsi di possedere illimitati strumenti di morte e di uccidere senza pietà, pavoneggiarsi per aver sfigurato il volto del proprio avversario (come ha detto recentemente Hegseth a proposito di Mojtaba Khamenei), e considerare come normale strategia di legittima difesa radere al suolo un intero paese, come è stato fatto con Gaza. Come afferma Davide Sabatino, “si sta affermando una forma di teologia politica, che potremmo definire semplicemente satanica e perversa. La tragedia di Gaza, i morti in Ucraina, i cadaveri del Mediterraneo, le minacce atomiche… sono lo specchio di questo satanismo politico”8.

E’ una spiritualità e una prassi satanica che rischia di diventare la normalità della politica internazionale. Come cristiani dobbiamo ribadire che l’orizzonte della politica – interna e internazionale – non è l’inferno, ma l’amore, e convertirci alla spiritualità dell’amore politico, secondo gli insegnamenti del Vangelo e di papa Francesco. Se non formiamo fedeli e cittadini convinti che i pilastri della politica sono l’amore e il rispetto per tutti i popoli, apriremo le porte a un mondo in cui la politica internazionale assomiglierà sempre più ad un “inferno criminale9. Come missionari, non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questo satanismo politico.

D’altronde, la spiritualità dell’amore politico è tanto più urgente nella misura in cui sembra assurdo parlarne, in quest’epoca caratterizzata dalla ‘privatizzazione’ della politica. Una politica ‘privatizzata’ è una contraddizione in termini, perchè in realtà la politica è l’attività che si occupa del bene comune. Sappiamo, però, che adesso ci sono attori e aziende private che vogliono impossessarsi delle strutture pubbliche per conseguire i loro interessi privati.

A partire dai più fragili e dagli scartati

Secondo papa Francesco, i politici sono chiamati a prendersi curae“sostenere i più fragili e debolidelle nostresocietà sviluppate” (FT 63). Purtroppo, oggi la politica internazionale non ha nessun interesse e nessun rispetto per i più piccoli e indifesi.Domandiamoci, come fece Francesco a Lampedusa, “chi di noi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle?”

E da qui sorge un altro inquietante interrogativo: perché la morte di tante persone, spesso, non ci tocca? Ecco la risposta che dà Judith Butler, filosofa ebrea americana: tante morti non ci toccano perché abbiamo diviso le popolazioni in due categorie: persone o popoli degni del nostro pianto (‘grievable’) e persone o popoli indegni del nostro pianto (‘ungrievable’). Ad esempio, “i palestinesi sono stati etichettati come ‘ungrievable’, cioè, sono persone le cui vite non sono considerate degne di valore, degne di continuare a vivere in questo mondo. Se muoiono, non lo consideriamo una vera perdita, perché essi sono meno che umani. Una vita indegna del nostro pianto è una vita che per noi non ha mai contato niente”10.

L’amore politico, dunque, implica anche lottare contro tutte quelle forme di razzismo che fanno una distinzione tra vite degne del nostro amore e vite che non lo meritano. Ad esempio, la BBC ha dato la notizia che tra il 2020 e il 2023 la guardia costiera greca ha deliberatamente gettato in acqua nove migranti, lasciandoli morire11. Ovviamente, questi poliziotti greci non avrebbero mai potuto gettare in mare e uccidere impunemente nove statunitensi o nove francesi, ma se si tratta di nove africani o nove afghani, si possono lasciar morire tranquillamente, perchè la vita di quelle persone, secondo l’ideologia dominante, non vale niente.

Non ci potrà mai essere pace se non ci incamminiamo verso una comunitá mondiale in cui tutte le vite umane siano pienamente valorizzate, rispettate e amate.

Credere nella Bellezza

Certamente, guerre, massacri e anche genocidi ce ne sono stati spesso nella storia, ma io credo che l’unicità e drammaticità di questo momento storico consiste nel fatto che, forse per la prima volta, c’è un progetto ideologico globale che vuole convincerci che non è più possibile vivere umanamente nella storia, e che la pace è finita per sempre. In quest’ottica, chi lotta per la pace è visto come un ingenuo irresponsabile che manca di realismo.

Ma papa Leone capovolge l’accusa: “Si perde di realismo quando si cede a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura. Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani”12. Chi davvero manca di realismo è chi si fa vincere dalle tenebre e non crede nella bellezza dell’umanità, non crede che la grazia di Dio agisce nella storia e può suscitare nel cuore di ogni uomo un autentico anelito di pace.

Qui il papa usa alcune parole-chiave (cuore, bellezza, grazia, speranza) che indicano il nocciolo della sfida cui siamo di fronte, nel senso che probabilmente è la prima volta nella storia che si vuole mettere in dubbio che abbia ancora un senso sperare in un futuro di pace e fraternità, cioè che abbiano un senso gli aneliti più profondi del cuore umano. Davvero il mainstream ci offre una narrativa diabolica: la pace, il dialogo, la fratellanza, ormai non hanno nessuna possibilità di operare nella storia; le uniche forze che contano sono la violenza e gli appetiti egoistici. In questa visione della storia non c’è nessuno spazio per la bellezza e la speranza.

Tempo fa, in un dibattito televisivo in cui si parlava delle guerre in corso, qualcuno ha detto: “Già l’umano non è granchè, ma oggi stiamo degenerando al subumano”. Non sono completamente d’accordo con questa affermazione. Certo, oggi vediamo che in tanti casi l’uomo si comporta in maniera subumana; ma questo non deve farci disprezzare la nostra umanità. Io sono convinto che essere umani, così come ci ha pensati Dio, è una cosa straordinaria. Il punto è, come affermava Herbert McCabe13, che non basta nascere nella razza umana per comportarci in maniera umana: l’umanità è presente nel nostro cuore come un seme da coltivare, come progetto da realizzare. Purtroppo, molti calpestano quel seme, ma noi siamo chiamati a proteggerlo, a imparare ad essere umani come ci ha concepito Dio.

Non è facile mantenere la fede nella bellezza di quel seme. Ma se perdiamo questa fede, trionferà la sub-umanità, e comportarci in maniera subumana sarà visto come qualcosa di normale e irrimediabile. Questo, dunque, è il nocciolo più profondo della sfida che stiamo affrontando: Vivere ed essere umani come ci ha concepito Dio è solo un’illusione nostalgica? un’alienazione? Se crediamo questo, siamo votati alla disumanità.

Di fatto, il successo più subdolo del progetto ideologico neoliberale è l’averci convinti che l’uomo è irrimediabilmente egoista e avido. Siamo tutti prigionieri della ‘teologia’ neoliberale’, che si basa su questo ‘dogma’: ‘Gli uomini sono per natura egoisti, unicamente concentrati sul loro profitto personale, e per ottenerlo sono disposti a usare qualsiasi mezzo’. Questa ‘spiritualità’ pagana non crede più nella compassione e nella bellezza dell’essere umano. Di fatto, oggi c’è chi parla del fenomeno della scomparsa del prossimo, ossia, la scomparsa dell’altro come fratello di cui mi sento responsabile. Bauman diceva che l’ideologia dominante ci chiede di “prepararci alla relazione con un ‘prossimo’ che non si curerà più di noi e che sa che nessuno si preoccuperà di lui”14. Di fronte a questi dogmi pagani c’è bisogno di una spiritualità ‘eretica’ che creda nella fratellanza e nella pace. Di fronte ai dogmi del mainstream abbiamo bisogno di uomini e donne ‘eretiche’ che continuino a credere nella bellezza dell’umanità dei figli e figlie di Dio, una bellezza che dobbiamo custodire, con responsabilità.

Il cuore e la Storia

Questa responsabilità si gioca in due spazi vitali del nostro essere umani: il cuore e la Storia. Da un lato c’è la situazione – spesso drammatica – del mondo, della storiache ci è data di vivere; e dall’altro, c’è l’atteggiamento che il nostro cuore assume di fronte a questa realtà.

E’ importante oggi ribadire che l’uomo/la donna è cuore ed è storia, perché la nostra società tecnologica tende a negarlo. Dire che l’uomo è cuore significa che in ogni essere umano c’è uno spazio di libertà in cui sentiamo, speriamo e decidiamo quale orizzonte dare alla nostra vita. Vivendo in una società in cui si elaborano algoritmi che vogliono farti pensare, amare e desiderare quello che decidono i loro ideatori, noi dobbiamo ribadire che, per quanto siamo condizionati dallo strapotere dei social, il cuore dell’uomo è ancora libero di innamorarsi, di scegliere un cammino, ed è capace di prendere decisioni coerenti con il cammino scelto.

Dire che l’uomo è storia significa che ha la capacità di rispondere alle sfide della realtà, di incontrare i suoi fratelli e sorelle, e insieme costruire nuovi sentieri comunitari. Non crediamo a chi dice che siamo condannati a vivere nella sub-umanità! Noi, agendo nella storia come uomini, donne e società consapevoli, possiamo decidere che direzione dare a questo tempo. Non crediamo a chi afferma che la storia – intesa come capacità di sognare e lottare insieme per un mondo nuovo – è ormai finita!

Un impegno nel segno della responsabilità

Proprio perché l’essere umano è cuore ed è storia, il nostro impegno per la pace nasce dal nostro amore e dal nostro senso di responsabilità per il mondo.

Il Piano “ReArm Europe” dell’Unione europea prevede di centuplicare le spese militari in cinque anni, e questa scelta è presentata come una scelta responsabile per difenderci dai feroci predatori che ci stanno minacciando. Nella nostra contro-narrativa dovremmo sottolineare che non è centuplicando gli strumenti di morte che si costruisce un futuro umano, e che “la pace si costruisce solo “nella vicendevole fiducia”. La pace è “un obiettivo che può essere conseguito, poiché esso è reclamato dalla retta ragione ed è desideratissimo”. Papa Leone, nel messaggio per la Giornata Mondiale della pace del 2026, cita queste parole di Giovanni XXIII per dirci che la pace è un anelito che Dio ha messo nel nostro cuore perché può essere conseguito, non è un desiderio irrazionale: chi parla di pace è una persona responsabile; i veri irresponsabili sono tutti coloro che alimentano venti di guerra. Nello stesso succitato Messaggio, Leone XIV ci ricorda che, applicando l’Intelligenza artificiale in ambito militare, si va delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, perché deleghiamo alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti…”. Insomma, chi propone la guerra come unica opzione razionale di fronte al pericolo dei predatori, in realtà sta innescando un processo infernale di distruzione e morte di cui nessuno si sentirà responsabile, e che sfuggirà completamente al controllo umano. Si tratta dunque dell’opzione più assurda e più irrazionale che si possa pensare.

La sete del cuore

Nonostante gli algoritmi del mainstream cerchino di deviarlo, nel nostro cuore umano c’è ancora sete: sete di pace, di abbracci, di senso, di fraternità. E si tratta di una sete antica, iscritta da sempre nel DNA della nostra umanità. Nel libro “Il viaggio dell’universo”, Bryan Swimme e Mary Tucker ci ricordano che la storia della formazione del cosmo è segnata – sin dall’inizio – dallo sforzo di costruire legami. Se prima molti credevano che il sistema solare si fosse evoluto secondo leggi matematiche immutabili, adesso, affermano Swimme e Tucker, è la stessa scienza a dirci che, se è vero che il nostro pianeta trae origine dall’esplosione di una stella, non bastano le formule matematiche per spiegarci in che modo, “nell’arco di quattro miliardi di anni, le rocce fuse si sono trasformate in farfalle, in aironi blu e nella straordinaria musica di Mozart”15.

Questa ricerca di comunione raggiunge il suo culmine nel cuore dell’uomo, che anela a “un’intimi-tà profonda nelle relazioni”, chiamata a sfociare in “una compassione che abbracci tutti gli esseri viventi16. L’ideologia mainstream ci grida ‘L’uomo è fatto per la guerra: per accumulare ricchezze, seguire i suoi interessi egoistici e imporli con la violenza’. Mentre il nostro cuore abitato da Dio, e addirittura la scienza, ci dicono: ‘L’uomo è fatto per abbracciare ed essere abbracciato, per vivere una vita di relazioni, di fraternità e di pace’. A chi crederemo?

La pace nasce – prima di tutto – dalla fede in questa sete di relazioni che Dio ha inciso nel nostro cuore. Il mainstream vorrebbe spegnere la nostra sete, vorrebbe che ci rassegnassimo alla disumanità come unico orizzonte possibile. Perciò, di fronte a chi vorrebbe spegnerla, la sete è un dono da chiedere ogni giorno.

Riassumendo….

Una spiritualità per l’impegno per la pace nasce dalla fede nel progetto ‘Bellezza’ inciso come seme nel DNA della nostra umanità, una fede pronta a combattere tutte le narrative diaboliche che vorrebbero convincerci che siamo condannati a vivere nella sub-umanità, e che non lasciano nessuno spazio alla grazia e alla speranza.

Siamo dunque chiamati a credere nell’uomo come cuore, e credere nella sete che Dio ha inciso in questo cuore: sete di relazioni, di bellezza, di fraternità, di giustizia.

Siamo poi chiamati a credere nell’uomo come Storia. In un contesto di violenza, di peccato e di guerra, rimane incisa in maniera indelebile nel nostro DNA la capacità di creare “società civili consapevoli”, come le chiama papa Leone, pronte a scrivere una contro-storia di amore, di grazia e di pace. Scrivendo insieme questa controstoria, siamo chiamati a seguire l’esempio di Gesù, che fece della nonviolenza un elemento essenziale della sua testimonianza storica.

Vogliamo dunque vincere la nostra indifferenza e stare con passione nella Storia, come Gesù, che risorgendo dice: “Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28). Il Risorto non abbandona il mondo a se stesso: Cristo è un Dio appassionato della storia, e decide di starci dentro, fino all’ultimo giorno. E noi? staremo dentro o fuori?

Questa passione per la Storia è passione per l’Umanità, soprattutto per gli emarginati, gli scartati, le vittime dell’ingiustizia. La spiritualità dell’amore politico ci spinge a scrivere una Storia in cui tutte le vite umane siano pienamente valorizzate, amate e rispettate.

Questo impegno nella Storia, volto a costruire un mondo di pace e fraternità, non è qualcosa da nostalgici o da alienati, ma è un impegno razionale che risponde ad un anelito iscritto nel DNA della nostra umanità e voluto da Dio.

Che Dio ci dia la forza e la gioia di vivere e di trasmettere questa spiritualità!

Fratel Alberto Degan MCCJ

1 https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/17/von-der-leyen-guerra-ibrida-europa-notizie/8230609/

2 “La pace sia con tutti voi”, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026.

3 Discorso del 28-10-2025, https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/10/28/0807/01437.html

4 https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-06/papa-leone-xiv-udienza-cei-pace-dignita-umana-sinodalita.html

5 “La pace sia con tutti voi”, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026.

6 Cfr. https://it.euronews.com/2025/10/03/trump-lancia-un-ultimatum-hamas-accetti-il-piano-di-pace-per-gaza-o-scoppiera-linferno

7 Cfr. https://www.lidentita.it/trump-spara-a-zero-un-grande-onore-uccidere-leader-iran/

8 Davide Sabatino, Lo sfondo teologico-politico: Gaza è il rimosso che torna in superficie, https://www.lafionda.org/2025/08/20/lo-sfondo-teologico-politico-gaza-e-il-rimosso-che-torna-in-superficie/

9 Idem.

10Judith Butler, Vite precarie, Postmedia, 2013, p. 58.

11 Cfr. Persone migranti gettate in mare, https://www.nigrizia.it/notizia/persone-migranti-gettate-in-mare-dalla-guardia-costiera-greca

12 “La pace sia con tutti voi”, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026.

13 Cfr. https://uscatholic.org/articles/202404/herbert-mccabe-proposes-a-grown-up-image-of-god/

14 Citato in Zygmunt Baumann, Amore liquido, Laterza, 2006, p. 147.

15 Bryan Swimme-Mary Tucker, Il viaggio dell’universo, Campo dei fiori, 2013, p. 37.

16 ibidem, p. 146

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