fr Alberto Parise MCCJ
Il Movimento Laudato si’
Subito dopo la pubblicazione dell’enciclica, è sorto il Movimento cattolico globale per il clima (2015), successivamente rinominato Movimento laudato si’ (2021), con lo scopo di ispirare e mobilitare la comunità cattolica per prendersi cura della nostra casa comune e realizzare la giustizia climatica ed ecologica. Il Movimento è composto da circa 18.300 Animatori della Laudato Si’ e da quasi 900 Organizzazioni Membro, presenti in 115 paesi nei cinque continenti, e organizzati in 30 capitoli (gruppi territoriali che riuniscono entrambi i tipi di membri), che lavorano ogni giorno per dare vita alla Laudato Si’. Concretamente, il movimento ha tre obiettivi strategici:
- Conversione ecologica: incoraggiare un cambiamento di cuore (conversione) dei cattolici e motivare una preoccupazione appassionata per la nostra casa comune, consacrando la cura del creato come priorità.
- Sostenibilità totale: aiutare la Chiesa e i suoi fedeli a dare l’esempio, incarnando il motto “less is more” e riducendo a zero la loro impronta di carbonio, in linea con l’urgenza della crisi climatica ed ecologica.
- Denuncia profetica: mobilitare la Chiesa per alzare la sua voce profetica per il clima e la giustizia ecologica, chiedendo politiche coraggiose per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di non più di 1,5 ° C e fermare il collasso della biodiversità.
La teoria del cambiamento che emerge da questi obiettivi è chiaramente un crescendo a partire da un profondo cambio di sensibilità, visione del mondo, mentalità, modo di relazionarsi con il creato e con l’umanità intera, che costituiscono la condizione per un diverso stile di vita, sostenibile ed equo. Ma per un cambiamento sistemico, non è sufficiente avviare e consolidare buone pratiche; è fondamentale arrivare ad un cambiamento strutturale e a nuove politiche. Tutto questo viene ricercato attraverso il lavoro dei circoli laudato si’ (CLS), attualmente 678 nel mondo, cioè gruppi a base territoriale che svolgono un servizio anzitutto di educativo e motivazionale, iniziative di formazione spirituale e la promozione di campagne di sensibilizzazione e mobilitazione a livello globale, come il Tempo del Creato (iniziativa ecumenica, che si svolge annualmente dal 1 settembre al 4 ottobre), le campagne per l’eliminazione dei combustibili fossili (disinvestimento dalle attività di estrazione e Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili).
I CLS sono piccoli gruppi di persone impegnate nel processo di conversione ecologica e in quello di approfondimento della propria relazione con Dio Creatore e con tutti i membri del creato. Si riuniscono regolarmente per pregare, riflettere ed agire (i tre “pilastri” su cui si fondano) con amore compassionevole e con attenzione per la nostra casa comune. Nonostante possano apparire diversi, tutti i CLS riflettono e agiscono a partire dai seguenti valori fondamentali: l’impegno nella conversione personale ed ecologica (LS 217); il radicamento nella preghiera che è contemplativa ed integra il creato (LS 226); il coltivare le relazioni per una conversione che sia anche comunitaria (LS 219); il visualizzare le interrelazioni tra l’ecologia e il sociale all’interno del Creato, per “ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” (LS 49); il sollecitare un’azione urgente e ambiziosa (LS 13).
L’accelerazione impressa da Papa Francesco
A cinque anni dalla pubblicazione della Laudato si’, vedendo che non solo non c’era stata alcuna conversione, ma che anzi si era verificata una crescita delle emissioni climalteranti, Papa Francesco ha voluto rilanciare il messaggio della sua enciclica con l’anno speciale del quinto anniversario della sua pubblicazione. Un tempo per riprenderne la lettura e per avviare percorsi concreti di cambiamento, a fronte delle proiezioni della comunità scientifica che dava l’anno 2030 come termine probabile della finestra di opportunità per invertire la rotta dei cambiamenti climatici. Al termine di quell’anno, viene annunciata la Piattaforma di iniziative Laudato si’, poi inaugurata ufficialmente il 4 ottobre 2021. Muovendo dalla consapevolezza che “L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune ” (LS 164 – enfasi nell’originale), la piattaforma invita tutto il mondo cattolico a intraprendere un cammino di conversione ecologica e a superare la frammentazione, creando sinergie per una trasformazione sistemica. E ancora, il 4 ottobre 2022 la Santa Sede ha firmato l’Accordo di Parigi, assumendosi la responsabilità concreta della transizione ecologica dello Stato Vaticano. Nel 2023, inoltre, in vista della COP28 di Dubai, Papa Francesco pubblica l’esortazione apostolica Laudate Deum, denunciando l’inadeguatezza del paradigma tecnocratico e la crisi del multilateralismo, e chiedendo concreti e significativi passi avanti nella governance climatica. Solo una compromessa condizione di salute gli impedì di partecipare personalmente quell’anno alla COP28. Nel 2024, con la Bolla di indizione del Giubileo 2025 (Spes non confundit), Papa Francesco insiste ancora sulla giustizia climatica e sulla necessità di intraprendere azioni coraggiose di riparazione. In poche parole, stiamo assistendo a un impegno crescente da parte della Santa Sede che risponde a una situazione climatica in rapido deterioramento.
La Piattaforma di iniziative Laudato si’ (PILS)
Questa piattaforma è uno spazio condiviso in cui la Chiesa sviluppa una risposta decisa e attiva alla crisi ecologica. L’iniziativa è promossa dal Dicastero per il servizio allo sviluppo umano integrale, L’obiettivo principale della piattaforma è incoraggiare i partecipanti a sviluppare annualmente una riflessione e un piano di azione, che rispondano alle specifiche esigenze e carismi di ciascuna realtà. Questi piani sono orientati al raggiungimento di sette obiettivi chiave, noti come i Sette Obiettivi Laudato Si’ (OLS), che definiscono l’orizzonte verso cui muoversi e comprendono:

Come mostrato nel diagramma degli OLS, ognuno dei 7 OLS è collegato agli altri sei. Tutto è collegato e quando lavoriamo su un obiettivo finiamo per influenzare anche gli altri. Nella parte superiore del diagramma troviamo i due obiettivi sovrastanti, ossia la risposta al grido della Terra e al grido dei poveri. La linea di fondo è la resilienza e la valorizzazione delle comunità. In effetti, la PILS è concepita come un processo dal basso, e quindi è caratterizzata dalla soggettività delle persone e delle comunità che vi partecipano. Sul lato sinistro del diagramma, vediamo gli obiettivi dell’economia ecologica e dell’adozione di stili di vita sostenibili, cioè i fattori centrali del mondo insostenibile di oggi.

Infine, sul lato destro, troviamo l’educazione ecologica e la spiritualità ecologica, che sono gli obiettivi che portano alla conversione ecologica e alla rivoluzione culturale di cui abbiamo bisogno per un futuro sostenibile, equo e fraterno.
Attraverso questa piattaforma, la Chiesa cattolica mira a promuovere azioni concrete per affrontare la crisi ecologica, facilitando la condivisione di risorse, esperienze e migliori pratiche tra i partecipanti. La piattaforma offre anche una biblioteca di risorse pratiche e webinar per guidare le azioni e gli eventi legati alla cura della nostra casa comune. Iscrivendosi alla piattaforma, i partecipanti scelgono un settore (di sette1) di riferimento, per facilitare condivisione, scambio di risorse e buone pratiche, collaborazione con altri partecipanti con i quali possono avere affinità.
A tre anni dal lancio della piattaforma, alla fine del 2024, ci sono 10.060 iscrizioni, di cui 5.156 famiglie e 4.904 istituzioni. Un’indagine ha chiesto a queste ultime quante persone sono state in qualche modo coinvolte dal loro lavoro in relazione alla piattaforma. Il 35% delle istituzioni iscritte ha risposto all’indagine, una percentuale statisticamente significativa. Da questi dati è stata fatta una estrapolazione che ha portato a stimare un impatto diretto della piattaforma di circa 20 milioni di persone. Per quanto riguarda invece la distribuzione geografica dei partecipanti, si nota una diffusione a livello globale, anche se non uniforme, come indica la tabella qui sotto.

La piattaforma stimola i partecipanti a condividere annualmente una riflessione sul loro percorso di conversione ecologica ed un piano di azione. Alla fine del 2024, si contano 608 riflessioni e 826 piani di azione condivisi, mentre sono 1.339 le risorse messe in comune dagli iscritti. Inoltre, la piattaforma stessa ha elaborato una guida alle buone pratiche, per ciascun obiettivo Laudato si’ e con versioni adattate ai sette settori in cui sono raggruppati gli iscritti.
La dimensione di advocacy
Come abbiamo visto nella teoria del cambiamento del Movimento Laudato si’, ad una autentica conversione ecologica deve corrispondere non solo un cambiamento personale e comunitario, ma anche un cambiamento strutturale, sistemico. Le esperienze realizzate di ecologia integrale, oltre a portare un cambiamento a livello locale, testimoniano che sono possibili una diversa economia, un diverso modello di sviluppo, un mondo sostenibile, fraterno ed equo. Ma questo certo non basta. Ci vuole una vera trasformazione sociale, un cambio di paradigma. L’inerzia sistemica e la convenienza per chi ne beneficia, che naturalmente detiene un grande potere per continuare su tale traiettoria, richiedono una forte pressione dal basso perché possa avvenire un cambiamento sistemico. Su questo fronte le organizzazioni cattoliche si incontrano e fanno rete con la società civile più ampia, con i movimenti popolari, con i popoli indigeni. Ne sono testimonianza le molte campagne portate avanti assieme, come, ad esempio, quella per il disinvestimento dai combustibili fossili e dalle estrazioni minerarie; o la campagna per la cancellazione del debito ingiusto e non rimborsabile; o quella per il Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili, e così via. Del resto, il magistero sociale di papa Francesco (non solo la Laudato si’, ma anche la Querida Amazonia e la Laudate Deum) ha molti punti di contatto e di allineamento con le posizioni dei popoli indigeni e delle ONG e movimenti ambientalisti osservatori alle COP sul clima.
Verso un nuovo paradigma economico
Dietro alle buone pratiche per nuovi stili di vita e per un’economia ecologica promosse dalla Piattaforma, c’è evidentemente un pensiero, una visione alternativa dell’economia e della sostenibilità. Questa non viene esplicitata nella Piattaforma, ma appartiene ad una più generale riflessione in ambito ecclesiale che ha molte articolazioni ed espressioni diverse. Non c’è quindi una sorta di “teoria” ufficiale, ma un ambiente vitale che alimenta una cultura economica alternativa. Un’espressione interessante di ciò è il movimento The Economy of Francesco (EoF), un’iniziativa ispirata da Papa Francesco per promuovere un’economia più giusta, sostenibile e inclusiva, che prende spunto da S. Francesco di Assisi che promuoveva un modello di vita basato sulla semplicità, la condivisione e la cura dei più deboli. Il movimento è nato nel 2019, quando il Papa ha invitato giovani economisti, imprenditori e changemakers di tutto il mondo a ripensare l’economia globale seguendo i principi di fraternità, giustizia sociale e rispetto per l’ambiente. Questo movimento di giovani si ispira alla visione dell’economia civile, scuola di pensiero economico che risale ad Antonio Genovesi, ma aperto al pensiero e alla prospettiva di vari autori2 ed ha un approccio teorico-pratico: da un lato le riflessioni transdisciplinari, la ricerca, le pubblicazioni e le iniziative formative; dall’altro progetti concreti di un’economia alternativa, innovativi, fraterni e solidali. Il percorso del movimento ha sviluppato nei suoi primi anni (2020-2021) una riflessione sui commons – i beni comuni – per poi mettere a tema l’interazione tra forme diverse di capitale: sociale, narrativo e spirituale.
Il movimento si articola in 12 gruppi di lavoro in cui i giovani che mettono a fuoco delle macro-tematiche di pressante attualità con una prospettiva interdisciplinare e nella prassi di una cultura dell’incontro per dialogare e creare una cultura utile a offrire risposte pratiche ai problemi globali. Vengono organizzate sessioni di lavoro e formazione che coinvolgono rappresentanti del mondo dell’università, della cultura e dell’impresa, che portano a concretizzare diverse iniziative, progetti di ricerca, start-up e imprese, azioni collettive, oltre a eventi, laboratori e incontri3.
EoF si vede come un processo aperto, generativo, non come un progetto già definito in ogni sua parte, univoco. Si rivolge a sempre nuove persone, sotto i 35 anni, per promuoverne la creatività, le energie, la capacità di innovazione, il sogno di un’economia sostenibile e fraterna. In sintesi, EoF mira a:
- Superare il modello economico attuale, spesso basato sul profitto a scapito delle persone e del pianeta.
- Promuovere un’economia sostenibile, centrata sul bene comune e la cura della casa comune (ecologia integrale).
- Favorire modelli imprenditoriali etici, che mettano al centro la dignità umana e non solo la crescita economica.
- Creare una rete globale di giovani economisti e innovatori per condividere idee e buone pratiche.
Tra le molte articolazioni di questo movimento, vale qui la pena di menzionare l’esperienza che proviene dal Brasile, che si caratterizza, tra l’altro, per l’esplicitazione della dimensione femminile, che ha portato a parlare di Economía de Francisco y Clara, a denunciare l’economia estrattiva e la violenza finanziaria, e ad annunciare una economia per il “buen vivir” delle persone. Tutto questo ha portato ad elaborare 10 principi che guidano la costruzione di un’economia alternativa, basata su valori di giustizia sociale, ecologia integrale e solidarietà, in contrapposizione ai modelli economici dominanti. I dieci principi sono:
1. Ecologia integrale: riconoscere la connessione tra dimensioni umane, sociali, ambientali, politiche ed economiche, rispettando la dignità di ogni essere vivente.
2. Sviluppo integrale: unire sviluppo e tutela del creato, coinvolgendo i più poveri nelle politiche sociali ed economiche.
3. Alternativa al capitalismo: il capitalismo crea esclusione e deve essere superato in favore di un’economia solidale e sostenibile.
4. Beni comuni e ruolo dello Stato: contrastare il neoliberalismo e garantire diritti sociali inalienabili attraverso il ruolo attivo dello Stato.
5. Tutto è interconnesso: le crisi sociali, ambientali ed economiche sono legate e richiedono risposte integrate.
6. Potenza delle periferie: le innovazioni sociali e le lotte emancipatorie nascono dalle periferie e dai movimenti popolari.
7. Economia al servizio della vita: promuovere dignità, diversità, giustizia sociale e sostenibilità.
8. Comunità come soluzione: il cambiamento parte dai territori locali e dal protagonismo delle comunità.
9. Educazione integrale: un’educazione pubblica e inclusiva per formare cittadini critici e consapevoli.
10. Solidarietà e lotta dei popoli: costruire un’economia giusta e cooperativa, fondata su diritti e autogestione.
Spunti per un bilancio
Il quadro presentato in questo breve saggio coglie alcuni percorsi principali, di carattere sinodale, in risposta all’invito alla conversione ecologica fatto dalla Laudato si’. Non ha la pretesa di essere esaustivo, ci sono senz’altro molte altre esperienze e percorsi in atto, ma coglie alcuni aspetti qualitativamente significativi e caratterizzanti. Gli elementi presentati non sono sufficienti per delle valutazioni d’insieme di una realtà molto complessa e variegata, ma ci aiuta per lo meno a percepire quali siano il clima e gli atteggiamenti messi in gioco.
Si può dire, anzitutto, che la Laudato si’ è un seme che ha già portato molto frutto, generando molte iniziative, impegni, creatività e soprattutto promuovendo una cultura e una spiritualità dell’ecologia integrale all’interno della Chiesa e, in dialogo, collaborazione e partenariato con molti altri attori partecipa alla costruzione di un mondo più giusto, fraterno, equo e sostenibile. Se però rapportiamo quando si sta facendo con l’urgenza della trasformazione di cui il mondo ha bisogno, bisogna prendere atto di una sorta di insignificanza, nel senso di una sproporzione tra i risultati sinora raggiunti e l’orizzonte di un mondo sostenibile sotto tutti i punti di vista. Anzi, si potrebbe dire che il messaggio e l’invito alla conversione ecologica lanciato dall’enciclica stenti a passare e ad essere accolto anche nella comunità cristiane, se consideriamo dal punto di vista quantitativo il loro coinvolgimento e impegno a livello globale. Ma, forse, la tentazione di una simile affermazione è il risultato di una contraddizione inevitabile: i processi di trasformazione sociale, cioè di cambiamento sistemico che coinvolge allo stesso tempo strutture sociali e mentalità dominanti, avvengono in tempi lunghi; mentre il mondo quel tempo sembra non averlo, considerato il rischio concreto di superare una soglia oltre alla quale non si potrà più tornare indietro.
Il senso e l’approccio, ad ogni modo, del cammino intrapreso segue quei quattro principi, enunciati nell’Evangelii gaudium (EG 217-237), per avanzare nella costruzione di un popolo in pace, giustizia e fraternità, che vive e si prende cura della casa comune, vale a dire:
1. Il tempo è superiore allo spazio: sottolinea l’importanza di avviare processi piuttosto che occupare spazi di potere. Le trasformazioni autentiche richiedono tempo e pazienza, privilegiando il progresso graduale rispetto all’immediata conquista di risultati.
2. L’unità prevale sul conflitto: il conflitto è inevitabile, ma non deve paralizzare né distruggere. È necessario affrontarlo cercando una sintesi superiore che integri le differenze, promuovendo una riconciliazione che valorizzi la diversità senza cadere nell’uniformità forzata.
3. La realtà è più importante dell’idea: le idee sono necessarie, ma non devono separarsi dalla realtà concreta. Il rischio è cadere in un idealismo astratto che ignora le situazioni reali delle persone.
4. Il tutto è superiore alla parte: occorre avere una visione ampia che superi le prospettive limitate e gli interessi particolari. Le culture e le comunità devono armonizzarsi in un quadro più grande, contribuendo a un’unità che non annulla le differenze ma le valorizza.
Quello che ancora manca, purtroppo, è un’ampia, diffusa partecipazione al percorso di conversione ecologica da parte delle comunità cristiane. Molto si sta facendo dal punto di vista della sensibilizzazione, ma l’informazione, ancorché critica, non è sufficiente per una convinta mobilitazione. Non si vede ancora, in generale, un’integrazione di questa dimensione nella pastorale ordinaria. Soprattutto, serve una connessione affettiva, un sentire l’urgenza e la necessità di un cambiamento radicale: ecco perché papa Francesco insiste ad invitarci alla vicinanza, alla compassione ed alla tenerezza verso la gente ed i popoli, verso la vita in tutte le sue forme, che subiscono gli impatti devastanti dell’ingiustizia sociale, economica e climatica. Se sentiremo questa connessione a livello esistenziale, recupereremo la nostra umanità e non potremo fare a meno di cambiare.
1 I sette settori sono: famiglie, parrocchie e diocesi, istituzioni educative, assistenza sanitaria e guarigione, organizzazioni e gruppi, settore economico, comunità religiose.
2 Ad esempio, Muhammad Yunus, Kate Raworth, Jeffrey Sachs, Vandana Shiva, Jennifer Nedelsky, oltre ovviamente a Stefano Zamagni e Luigino Bruni, tra vari altri.
3 Gaglione, M. – Rozzani, S. (n.d.) Economy of Francesco, p. 1-2.



