Pluralismo e comunione

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P. Francesco Pierli mccj

Uno dei segni dei tempi con cui la Fratelli tutti deve confrontarsi è l’esperienza di un pluralismo senza precedenti, sociale, etnico, religioso, che ci spaventa. Una realtà sviluppatasi senza che ce ne accorgessimo e che ci ha colti impreparati. Abbiamo bisogno di analizzarla dal punto di vista sociale, culturale e cristiano per comprenderla e gestirla. C’è chi perde ogni sicurezza. Ci sono ovunque cittadini, anche “cristiani”, sopraffatti dalla multiculturalità. Invece d’accettare la sfida dell’interculturalità, c’è la tentazione di arroccarsi su atteggiamenti difensivi. Con la mancanza di maturazione intellettuale, non si accetta il pluralismo né come ricchezza umana, né come dono divino. Invece noi missionari dobbiamo andare oltre l’auto-referenzialità delle motivazioni e visioni religiose, culturali, personalistiche, nazionalistiche. Dobbiamo riuscire a vedere Dio in questo nuovo fenomeno che mescola i popoli e le culture.

Ognuno è creato a immagine e somiglianza di Dio, a tutti i livelli siamo unici. Noi consideriamo l’unicità una ricchezza, il capitale che ognuno di noi ha, ma la sentiamo pure come un limite perché ci isola dagli altri. Nell’esperienza che noi facciamo della nostra unicità come potenzialità, constatiamo che può essere male interpretata e tendere ad isolarci.

Invece, se guardiamo alla Trinità, vediamo che è Unicità assoluta ed è anche Relazionalità assoluta: è comunione. Abbiamo infinita sete di unicità e infinita sete di relazionalità. La felicità sta però nel mettere la mia unicità con l’unicità degli altri, con la cosiddetta alterità, in una relazione accogliente. Come riflesso del mistero della Trinità nel quale noi cristiani affermiamo: “sono creato a immagine di Dio”, è immagine di Dio anche l’altro che troviamo di fronte a noi. Categoricamente affermiamo anche: “la mia unicità è feconda soltanto se entra in comunione con un’altra unicità”.

L’unicità mal-interpretata diventa individualismo. Diventa egocentrismo, che pensa di non avere bisogno dell’altro e di non dover relazionarsi con l’altro, tanto meno di prendersi cura dell’altro. La sete infinita di relazionalità viene deformata. L’individualismo non è nel Piano di Dio, né nella costituzione dell’essere umano. Ogni persona è intrinsecamente relazionale. Niente gioia vera nella solitudine! Le ombre che incombono sul nostro tempo elencate da papa Francesco hanno le loro radici nell’ego individualistache arreca male a se stesso, agli altri, al creato, al cosmo, perché non permette vivere la gioia della relazionalità. Questo richiama quella crisi antropologica di cui più volte hanno parlato sia Benedetto XVI che Francesco.

L’unicità è strettamente legata all’Alterità e alla Comunione. L’Unicità va onorata come invenzione, creativa originale. Dio ci vuole singolari, perché siamo usciti dal suo cuore come originali, non fotocopie. E’ questo il pluralismo di qualità, non di numeri. Ma Dio vuole anche che siamo in comunione. Nelle comunità religiose, la comunione veniva vista come livellamento con tendenza all’uniformità esteriore. A farci uguali: lo stesso orario, modo di pregare, mani giunte; tutti dentro uno schema. Invece “comunione” vuol dire “rapporto”, “relazione”. L’unicità è un fatto della creazione, il pluralismo è un fatto della creazione. Il pluralismo può portare tensione, scontro. Ma Gesù è venuto a portare la koinonia, comunione delle unicità, non a distruggerle; questo è il senso della Redenzione. Anche nella nostra Congregazione, un vero microcosmo, abbiamo lo stesso carisma, ma è un carisma fatto di volti diversi, di unicità diverse, di intellettualità diverse. Il peccato è trasformare l’alterità in opposizione, oppure in occasione di sfruttamento dell’altro, perché diverso, perché debole, per le circostanze della sua nascita, perché nelle ombre del mondo di oggi gli è toccato essere dalla parte degli svantaggiati. Il pluralismo rimanda a Dio Creatore. Unicità, pluralismo, trasformazione, comunione, sono delle costanti nella Creazione, nella Sapienza di Dio. Il compito missionario è di interpretare la realtà plurale del nostro tempo nel cammino della storia della salvezza orientata a unire i popoli a una comunione che significhi porre segni di “voler bene”, amando con lo stesso cuore di Dio.

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