Nel 2016 la tensione per i numerosi sbarchi sulle coste italiane da parte di richiedenti protezione internazionale raggiunge un picco, alimentata da una propaganda populista che sfrutta paure e pregiudizi. Tra luci ed ombre, c’è comunque un sistema di accoglienza, coordinato dalle prefetture, che opera attraverso cooperative e associazioni di volontariato. I bisogni immediati, primari, sono presi in carico, ma resta la sfida dell’accompagnamento dei richiedenti asilo, specie nell’interazione con le comunità italiane.

Come comboniani ci sentiamo sfidati. Il Capitolo del 2015 aveva già individuato la questione dei migranti come una nostra priorità missionaria in Europa. A Padova ci vengono delle provocazioni: ai giovani con cui lavoriamo non basta sentirci parlare di missione, vogliono vederci in missione. Nell’estate, organizziamo un campo con i giovani presso un centro di accoglienza ad Este. È un’esperienza forte, di grande impatto, dalla quale nasce nei giovani il desiderio di continuare il percorso anche durante l’anno. La sfida è riuscire a portare assieme partecipanti tanto diversi e lontani, cosa per niente facile. Da un lato ci sono forti resistenze da parte dei migranti, un po’ per lo spaesamento, un po’ per la difficoltà di comunicazione, senza contare il peso di esperienze traumatiche e di un’esistenza “sospesa”, in attesa di un documento, di un lavoro e di stabilità. Alle volte hanno anche difficoltà a partecipare per le distanze e la mancanza di mezzi di trasporto. Dall’altro lato, spesso non c’è un interesse, un terreno comune per l’incontro. Pertanto la sfida maggiore è la mobilitazione dei partecipanti.

Per riuscirci, per prima cosa sentiamo il bisogno di formare un’equipe: i giovani come animatori motivati, che hanno la sensibilità e il linguaggio per coinvolgere e dialogare con il mondo giovanile. E poi sono loro che possono anche mobilitare la partecipazione di altri giovani! Bisogna poi coinvolgere i giovani richiedenti asilo ed allora si individua nell’associazione Popoli Insieme (affiliata al Centro Astalli) il partner di progetto, che accoglie con entusiasmo l’invito alla collaborazione. Il suo contributo è prezioso: può mobilitare la partecipazione dei rifugiati che accoglie, principalmente dell’Africa occidentale e musulmani; contribuire dal punto di vista formativo, collegare l’esperienza con altri progetti ed iniziative, coinvolgere i giovani volontari che prestano servizio con l’associazione. A noi il compito di far emergere la spiritualità, nutrire il percorso con la Parola, la preghiera e il discernimento, per riconoscere il Risorto, lasciarsi toccare e seguirlo lungo la strada.

L’equipe affronta la sfida creando relazioni interpersonali, un senso di fiducia reciproca, attraverso visite e contatti con le reti di cui i suoi membri fanno parte. A partire da rapporti di amicizia, le remore e il disinteresse si dissipano. Nasce così Malankeba! Incontrarsi X Trasformare , un percorso di condivisione e dialogo interculturale che coinvolge giovani italiani e giovani richiedenti asilo.

Una volta avviato il percorso, lungo il cammino si trovano convergenze importanti con altri gruppi, come Arte Migrante e Rinascita .La dinamica fondamentale del percorso è quella di far incontrare giovani italiani e richiedenti asilo, in un clima di accoglienza e ascolto reciproco, in un contesto di gruppo e in uno spazio libero da pregiudizi, luoghi comuni e ruoli predefiniti, per una condivisione e dialogo interculturale. Il ruolo dell’equipe è quello di creare questo spazio, che genera energie e creatività nei partecipanti, i veri protagonisti del percorso. L’equipe ascolta in profondità le persone e le situazioni, identifica, promuove e sostiene iniziative che nascono dall’interno del gruppo, come ad esempio partite di calcio solidale che portano assieme migranti e giovani di squadre sportive, o il gruppo di afrodance, che promuove serate di ballo su musiche africane. Ma anche ascolta bisogni espressi ed inespressi e propone percorsi che li incontrino.

Tra le attività principali ci sono le serate a tema mensili. Il programma viene elaborato assieme e anche il gruppo viene coinvolto nella preparazione. Poi ci sono le visite domiciliari, che promuovono dinamiche a piccoli gruppi, e la partecipazione ad eventi e ricorrenze come la giornata della memoria delle vittime delle migrazioni e la marcia diocesana della pace. L’equipe propone anche dei momenti formativi, a partire da situazioni di attualità, da bisogni dei partecipanti (dinamiche interculturali) e approfondimento di tematiche da loro proposte. Il punto di forza del percorso sta nella capacità di facilitare un incontro di umanità e l’uso di metodologie partecipative, grazie alle competenze dei membri dell’equipe.

Malankeba! ci ha permesso di rimettere in gioco in Europa le competenze acquisite in Africa, aprendoci alla missione all’Europa. Il lavoro con i richiedenti asilo e rifugiati ha un significato che va al di là dell’accompagnamento dei migranti: è il punto di partenza per vivere la missione globale, per una presenza missionaria profetica che invita l’Europa alla conversione. Ci sorprende come i veri protagonisti di questa missione si dimostrino i giovani e i richiedenti asilo stessi.

Per la riflessione personale e comunitaria:

  • Cosa mi colpisce di quest’esperienza di collaborazione? Perché?
  • Cosa mi provoca di quest’esperienza? Per quale ragione?
  • Cosa dice a noi come comunità?  
    APPROFONDIMENTO

La collaborazione ministeriale consiste nell’identificazione, l’impiego e l’unione di tutti i doni nel ministero per il bene della missione. Dunque ci sono dei doni o talenti di cui le persone sono dotate che vanno a contribuire alla missione di Gesù di introdurre il Regno di Dio; perché ciò avvenga, bisogna che tali mezzi siano riconosciuti e ci devono essere le condizioni affinché possano essere impiegati in sinergia.

La collaborazione si costruisce sulla base dei vari doni messi assieme per uno scopo condiviso, che è tanto il servizio da rendere quanto la crescita della comunità e della comunione.

Ognuno è portatore di doni diversi, tutti contributi importanti di fronte alla complessità di oggi. C’è sempre bisogno gli uni degli altri e della corresponsabilità di ciascuno, sia per esigenze pratiche, che per dare testimonianza comunitaria, di comunione.

Una collaborazione autentica ha 4 caratteristiche:

  1. Si costituisce per una missione condivisa, chiara, articolata e vissuta da tutti.
  2. Lavorare assieme prevale sulle tendenze ad entrare in competizione o proteggere il proprio lavoro dall’influenza di altri; c’è uno spirito di reciprocità e partenariato.
  3. Si identificano, valorizzano e uniscono i diversi doni che ciascuno ha.
  4. Richiede una continua conversione: la diversità è una ricchezza, ma anche sorgente di inevitabili divergenze e conflitti. Ciò non deve scoraggiare, ma rassicurare che si è sulla buona strada, in quanto passaggio necessario per raggiungere la comunione autentica. Ma serve la disponibilità all’ascolto e ad imparare gli uni dagli altri, la capacità di trascendere le differenze – senza annullarle – per camminare e crescere assieme, ed avere sufficiente libertà interiore per accettare di essere contrastati e magari corretti, sempre con il massimo rispetto.
    Quali sono le condizioni che rendono possibile la collaborazione?
  5. Chiarire i termini della collaborazione: bisogna capirsi su cosa si intende per collaborazione e raggiungere un consenso sulla visione, lo scopo, lo stile ministeriale, gli obiettivi e i vari compiti da realizzare.
  6. Convinzione: collaborare comporta sempre la necessità di gestire le diversità, di personalità, cultura, interessi, ecc., con il bagaglio emozionale e i conflitti che può generare; se non c’è sufficiente convinzione dell’importanza e del valore della collaborazione, facilmente la collaborazione non sopravvive alle tensione che potrebbero emergere.
  7. Coraggio: prima o poi, ognuno arriva a far esperienza di una qualche forma di resistenza alla collaborazione, di fronte alle inevitabili difficoltà. La tentazione è di attaccare l’altro o ritirarsi dalla collaborazione. È importante identificare con precisione le difficoltà e la loro origine, discuterne e risolverle apertamente man mano che si presentano.
  8. Capacità: servono delle abilità ed una solida spiritualità, in particolare
    a. Abilità nel discernere e apprezzare i doni di ciascuno, di condividere la leadership, organizzare, gestire costruttivamente tensioni e conflitti.
    b. Progettare e gestire un processo di collaborazione, tenendo in considerazione
    = le condizioni che la facilitano
    = un metodo per identificare e valorizzare i doni personali
    = chiarire ruoli e responsabilità
    = avere un sistema di rendicontazione e verifica
    c. Spiritualità che sostenga e alimenti il servizio e la collaborazione, la compassione e il perdono che testimoniano l’amore di Dio. Il cammino di fede e di preghiera purificano le motivazioni personali, trasformano gli atteggiamenti, aiutano crescere nel vivere i valori e sono essenziali per la trasformazione dei conflitti e il costruire la comunione.

Il ruolo degli animatori della collaborazione è di incoraggiamento e di modellare il cammino di conversione e riconciliazione. Devono essere consapevoli che non tutto possono avere lo stesso livello di capacità di collaborazione, che dipende dal processo di crescita umana. Devono anche conoscere le dinamiche della collaborazione e gli ostacoli che la bloccano, come ad esempio problemi di autostima, atteggiamenti arroganti o ipocriti, situazioni di burn out, la mancata gestione di conflitti, il senso di impotenza, l’elaborazione del lutto, una sessualità poco integrata, l’incapacità di condividere il cammino di fede.

Per approfondire ulteriormente:
L. Sofield – C. Juliano (2000) Collaboration: Uniting Our Gifts in Ministry, Notre Dame (IN): Ave Maria Press.
R. Covey (2004) The 7 Habits of Highly Effective People: Powerful lessons in personal change, Revised edition, New York: Free Press, pp. 185 – 284.