Fr. Enrico Gonzales mccj

I passi compiuti da papa Francesco hanno interpellato la comunità internazionale con significative ricadute sia mediatiche che di riflessione. Con lui si é assistito ad un vero e proprio capovolgimento di paradigma nei confronti dell’Islam: non più solo conoscerlo, ma piuttosto, richiamandosi alla comune umanità, collaborare insieme per il bene di tutti.

Mi sembra che la chiesa cattolica abbia fatto dei passi sulla via del dialogo interreligioso molto significativi, rafforzando una collaborazione con attori non cristiani con i quali si sono sviluppate delle relazioni amicali, di conoscenza reciproca inimaginabili fino a qualche anno fa. La cosa che colpisce è che questo atteggiamento non è confinato nelle dorate sale del Vaticano o dell’Al Azhar, ma trova una sua messa in pratica in diversi paesi.

Dietro tutto questo fervore c’é un vasto e forse sconosciuto mondo fatto di persone, situazioni, riflessioni, preghiera che non si é mai dichiarato sconfitto di fronte all’odio, all’intolleranza, alla separazione, ma con pazienza, coraggio e fede ha perseguito ostinatamente la via del dialogo con chi professa una fede differente dalla mia. Il requisito per iniziare un dialogo autentico è la voglia di cercare la Verità insieme e ciò richiede sicuramente fiducia reciproca, forza di volontà e fede.

Se volgiamo lo sguardo a quanto noi Comboniani viviamo e proponiamo in alcuni paesi dove l’islam è maggioritario, mi sembra che riferirsi al Ciad ci permetta di comprendere che il dialogo interreligioso è un cammino irto di ostacoli ma anche di belle e semplici situazioni, laddove alla Tenda d’Abramo, a N’djamena ed al Foyer des jeunesnella parrocchia di Abeche questi ideali sono assunti e vissuti in una pratica quotidiana del confronto, cercando di andare oltre e superare quei pregiudizi reciproci che bloccano una comunicazione fraterna in vista del bene comune. Si cerca di rispondere all’invito al dialogo partendo dai giovani.

A proposito del dialogo interreligioso, esso é per sua natura un’apertura con simpatia verso l’altro, con uno sguardo accogliente circa la persona portatrice di idee, valori, fede differenti dalle mie. Le due religioni rivelate giocano un ruolo fondamentale nella formazione di un’umanità rinnovata e il dialogo diventa la chiave per rendere realtà i principi discussi. Il requisito per iniziare un dialogo autentico è la voglia di cercare la Verità insieme e ciò richiede sicuramente fiducia reciproca, forza di volontà e fede. Il Vescovo Henry Coudray, Vicario Apostolico di Mongo, alla domanda “come possono vivere insieme crsitiani e musulmani?” offre cinque punti per la pratica del dialogo nel difficile contesto del Ciad contemporaneo e più in generale in riferimento a quella tensione verso la fraternità comune tra credenti che ritroviamo nel magistero di papa Frrancesco: conoscersi; avere uno sguardo positivo verso l’altro; stimolarci e collaborare reciprocamente nel fare il bene; visitarci nelle varie occasioni del quotidiano, in primis nelle grandi feste delle due comunità di credenti.

E’ doveroso constatare che si é assistito, grazie al magistero di Francesco, ad un cambiamento epocale di paradigma circa la comprensione del dialogo intereligioso inteso come percorso verso la fraternità umana perché non si tratta più solo di riconoscere l’Islam come interlocutore, ma di assumere un impegnativo, sincero cammino comune per il bene di noi tutti.

Il riferimento é la «fraternità umana», non un semplice documento sottoscritto da personalità religiose d’alto valore morale: esso é uno spartiacque che ci chiama a vivere questa umanità qui ed ora: il desiderio di unità e fraternità, la voglia di vivere insieme sono le basi per creare una nuova umanità, superando divisioni, guerre e sofferenza.

Con la sua enciclica Fratelli tutti, Francesco sembra quasi chiamare a raccolta tutta l’umanità, perché siamo su questa terra dono di Dio, perché, sebbene decliniamo il nome del Creatore diversamente, i legami di fraternità sono più veri e forti delle dinamiche distruttive che sono all’opera.

Un luogo dove si cerca di vivere tutto cio, é a N’djamena, negli spazi, nel cortile della Tenda di Abramo, grazie all’interazione giorno per giorno tra i giovani ciadiani – cristiani e musulmani – con giornate dedicate alla condivisione e alla formazione.

È un luogo, un cortile, degli spazi, dove, grazie all’interazione giorno per giorno tra i giovani ciadiani – cristiani e musulmani – sembra possibile quel contributo alla costruzione di un mondo più giusto, bello in quanto i valori della pace, della verità, della giustizia, della dignità sono messi in pratica sebbene le circostanze siano molto dure. Questo sentire comune è la speranza, la forza, la gioia di testimoniare la necessità, la bellezza dell’incontro, del dialogo, della fraternità. È questa visione positiva e critica dell’altro che sfida la realtà multireligiosa del Ciad, dove spesso il pregiudizio, il ripiegarsi su se stessi, il rimanere chiusi alle sollecitazioni positive d’attenzione, impediscono o ostacolano quel percorso di fraternità accennato in precedenza.

Tutto questo viene promosso e alimentato, ad esempio, attraverso attività come il “Campo del dialogo”: tre giorni in cui esperti e relatori incontrano i giovani cristiani e musulmani di N’djamena. Altri momenti importanti sono la “Settimana culturale”, dove vengono presentate le attività annuali come i percorsi formativi e le conferenze per i giovani, e la “giornata della Coabitazione”, un momento importante a livello nazionale a cui viene data un’impronta fortemente multiculturale. Lo stare insieme, la conoscenza reciproca e la partecipazione attiva alla formazione permettono di creare coesione e fraternità.

Al di là dell’attività specifica svolta alla Tenda di Abramo, si cerca di sensibilizzare attraverso percorsi formativi sul dialogo intereligioso e l’Islam le locali comunità cristiane nelle varie zone del paese. È un impegno educativo e formativo da realizzare pazientemente, sebbene – ne siamo molto consapevoli – il peso della storia, delle passate e purtroppo anche più recenti esperienze negative, generi un doloroso blocco psicologico/cognitivo verso l’Islam, nonostante le proclamate affermazioni del contrario.

Ma non ci si perde d’animo, confidenti come siamo che lo Spirito soffia e rinnova le persone e le relazioni che diventano cosi veramente più fraterne.

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