La sicurezza alimentare esiste quando tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico ed economico a cibo sufficiente, sicuro e nutriente che soddisfi i loro bisogni per una vita attiva e sana. Alla luce dell’ecologia integrale, la sicurezza alimentare non è solo una questione di produrre più cibo, ma di giustizia: chi produce il cibo, chi controlla la terra, l’acqua e i semi, chi può permettersi di mangiare bene, e se il modo in cui produciamo e consumiamo rispetta la terra. Il cibo è un dono della creazione, un segno di comunione e un diritto umano: “il grido della terra e il grido dei poveri” si ascolta prima di tutto a tavola.

COSA SIGNIFICA

• Comprendere che la fame oggi non è principalmente dovuta alla mancanza di cibo, ma alla povertà, alla disuguaglianza, ai conflitti, alle perturbazioni climatiche e ai sistemi alimentari ingiusti: nel mondo c’è cibo sufficiente, ma non tutti vi possono accedere.

• Guardare oltre le calorie: la sicurezza alimentare include l’accesso a diete sane, nutrienti e culturalmente appropriate, e non solo a cibo sufficiente per sopravvivere.

• Riconoscere il diritto al cibo come diritto umano fondamentale, che gli Stati e le società sono tenuti a rispettare, proteggere e realizzare, e che non può essere lasciato solo alla carità o al mercato.

• Valorizzare i piccoli agricoltori, i pescatori, i pastori, i popoli indigeni e le donne, che nutrono gran parte del mondo, e sostenere la sovranità alimentare: il diritto dei popoli e delle comunità di definire i propri sistemi alimentari e agricoli, con accesso alla terra, all’acqua, ai semi e a mercati equi.

• Promuovere modi agroecologici e sostenibili di produrre e distribuire il cibo che abbiano cura del suolo, dell’acqua e della biodiversità, riducano gli sprechi e accorcino la distanza tra produttori e consumatori.

• Vedere il cibo come bene comune e non semplicemente come merce per la speculazione e il profitto.

PERCHÉ È IMPORTANTE

• Secondo il rapporto ONU The State of Food Security and Nutrition in the World 2026 (SOFI), circa 645 milioni di persone (7,8% dell’umanità) hanno affrontato la fame nel 2025, e circa 2,1 miliardi hanno sperimentato insicurezza alimentare moderata o grave. La fame è diminuita per tre anni consecutivi, ma i progressi sono fragili, diseguali e insufficienti a raggiungere l’obiettivo Fame Zero entro il 2030.

• L’Africa è diventata la regione con il maggior numero di persone che soffrono la fame, circa 309 milioni, e il rapporto prevede che una gran parte degli affamati nel 2030 vivrà lì. Quasi un terzo della popolazione mondiale, circa 2,7 miliardi di persone, non può permettersi una dieta sana: l’elevato costo del cibo sano è il tema centrale del rapporto 2026.

• Le cause principali sono interconnesse: conflitti che distruggono fattorie, strade e mercati (come a Gaza, in Sudan o in Ucraina); cambiamento climatico, con siccità, inondazioni e caldo che riducono i raccolti; shock economici, debito e prezzi in aumento; disuguaglianza e concentrazione della terra e dell’agroindustria; e tagli ai finanziamenti pubblici per lo sviluppo e gli aiuti umanitari.

• I sistemi alimentari sono essi stessi una causa importante della crisi ecologica: contribuiscono alle emissioni di gas serra, alla deforestazione, alla perdita di biodiversità e all’inquinamento dell’acqua. Allo stesso tempo, circa un terzo del cibo prodotto viene perso o sprecato, cosa che Papa Francesco ha paragonato al rubare dalla tavola dei poveri (LS 50).

• La fame non è solo un problema del Sud del mondo: anche in Europa e in altre regioni ricche la povertà alimentare è in aumento, con prezzi in crescita e un numero crescente di famiglie che si affidano a banchi alimentari e pasti caritatevoli.

PERCHÉ RIGUARDA LA VITA RELIGIOSA

• Sfamare gli affamati è al cuore del Vangelo (Mt 25,35; Mt 14,16 “Date loro voi stessi da mangiare”) e delle origini di molti Istituti Religiosi, fondati per sfamare, ospitare ed educare i poveri. Mense per i poveri, dispense alimentari, missioni, scuole e ospedali continuano oggi questa tradizione.

• L’Eucaristia, pane e vino, “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”, unisce creazione, lavoro e comunione (LS 236). Una comunità che celebra l’Eucaristia non può essere indifferente a coloro che mancano del pane quotidiano.

• I consigli illuminano il nostro rapporto con il cibo: la povertà e la sobrietà ci insegnano a prendere ciò che è necessario e a condividere il resto; la vita fraterna, centrata sulla tavola comune, è segno del Regno; l’obbedienza al Vangelo ci rende attenti a coloro che hanno fame.

• Siamo produttori e consumatori su scala significativa: fattorie e orti, refettori, cucine, scuole e ospedali, case di ritiro. Le nostre decisioni su cosa comprare, da chi, e cosa fare con le eccedenze e gli sprechi hanno un impatto etico ed ecologico.

• Siamo presenti nei luoghi in cui si sente la fame, dai villaggi rurali e dai campi profughi alle periferie urbane e alle città ricche. Questo ci permette di ascoltare le persone, servirle e portare la loro voce ai decisori.

UNA CHIAMATA EVANGELICA OGGI

“Date loro voi stessi da mangiare” (Mt 14,16). Gesù non chiede ai discepoli di attendere una soluzione da altrove, ma di condividere ciò che hanno, e da questa condivisione avviene una moltiplicazione. Oggi il Vangelo chiama i Religiosi sia al servizio immediato degli affamati sia alla trasformazione delle strutture che producono la fame. Il cibo diventa un luogo di conversione: nel modo in cui mangiamo, compriamo, coltiviamo e sprechiamo, nella tavola che condividiamo con i poveri, e nella voce che alziamo affinché nessuno resti senza pane quotidiano.

DOMANDE PER IL DISCERNIMENTO

• Chi ha fame o è in insicurezza alimentare nei luoghi in cui viviamo e serviamo, e cosa lo causa? Rispondiamo solo alle conseguenze, o anche alle cause?

• Come gestiamo il cibo nelle nostre comunità e opere: cosa compriamo, da dove viene, come è prodotto, quanto sprechiamo e cosa facciamo con le eccedenze?

• Come possono le nostre terre, i nostri edifici e le nostre istituzioni (fattorie, orti, cucine, scuole, ospedali) contribuire a sistemi alimentari locali, sostenibili e giusti?

• A quali reti e campagne possiamo unirci affinché la nostra voce aiuti a rendere il diritto al cibo una realtà nella legge e nelle politiche?

RICORDA:

“Circa un terzo di tutto il cibo prodotto viene gettato, e ‘ogni volta che il cibo viene buttato è come se fosse rubato dalla tavola dei poveri’.” (Papa Francesco, Laudato Si’ 50)

RIFERIMENTI CHIAVE

= Francesco (2015) Laudato Si’ (in particolare nn. 50, 94, 129–130 e 236).

= FAO, IFAD, UNICEF, WFP e OMS (2026) The State of Food Security and Nutrition in the World 2026: Understanding and Addressing the High Cost of a Healthy Diet.

= FAO – Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale (2004) Linee guida volontarie per sostenere la realizzazione progressiva del diritto a un’alimentazione adeguata nel contesto della sicurezza alimentare nazionale.

= FAO – Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale (2021) Raccomandazioni politiche su approcci agroecologici e altri approcci innovativi.

= Fondazione Pistoletto Cittadellarte (2023) Manifesto per il Diritto al Cibo. (link)

RISORSE CHIAVE

= Good Food 4 All – Iniziativa dei Cittadini Europei “Food is a Human Right for All!” (cittadellarte.it)

= FIAN International – il Diritto al Cibo e alla Nutrizione (fian.org)

= La Via Campesina – movimento contadino internazionale per la sovranità alimentare (viacampesina.org)

= Caritas Internationalis (caritas.org) e Caritas Italiana (caritas.it)

ORIENTAMENTO ALL’IMPEGNO

Ogni comunità affronterà la sicurezza alimentare secondo il proprio carisma, le proprie risorse e il proprio contesto. Quattro atteggiamenti possono aiutare:

= Unire servizio e giustizia. Continuare l’assistenza diretta a chi è nel bisogno, ma chiedersi anche perché ha fame e cosa può cambiare la situazione.

= Partire da ciò che già facciamo. Cucine, orti, fattorie, scuole e ministeri sociali sono luoghi naturali per iniziare cambiamenti nella pratica e nella consapevolezza.

= Rispettare la dignità di coloro che serviamo. Cercare modi in cui le persone possano partecipare, scegliere e contribuire, e non solo ricevere.

= Lavorare con gli altri. Unirsi a reti alimentari locali, Caritas, organizzazioni di agricoltori e campagne che danno forza collettiva ai nostri impegni.

INIZIATIVA RACCOMANDATA

Good Food 4 All, l’Iniziativa dei Cittadini Europei “Food is a Human Right for All!” è una campagna che invita l’Unione Europea a riconoscere il cibo come diritto umano fondamentale e a garantire sistemi alimentari sani, giusti e sostenibili attraverso una legislazione vincolante. È stata lanciata dalla Fondazione Mater, in collaborazione con la Fondazione Pistoletto Cittadellarte e FIAN Svizzera, ed è sostenuta dalla Good Food For All Coalition, una rete di oltre 275 organizzazioni della società civile che operano nell’agricoltura, nell’ambiente, nel benessere animale e nei diritti umani. La Commissione Europea ha registrato l’iniziativa l’8 luglio 2025, e la raccolta delle firme è iniziata il 7 gennaio 2026 per un periodo di un anno.

Un’Iniziativa dei Cittadini Europei è uno strumento di democrazia partecipativa: se raccoglie un milione di firme di cittadini di almeno sette Stati membri dell’UE entro l’anno, la Commissione Europea è obbligata a esaminare le sue richieste, incontrare gli organizzatori e dare una risposta pubblica. Nei materiali della campagna promossi da Caritas Italiana, con lo slogan “Hack the Food System”, l’iniziativa elenca obiettivi concreti, tra cui: sancire il diritto al cibo nelle leggi e nelle politiche dell’UE; garantire prezzi equi e diete sane per tutti; rafforzare la protezione sociale contro la povertà alimentare; ridurre le perdite e gli sprechi alimentari; garantire pasti scolastici sani e accessibili; e vietare la speculazione sulle materie prime agricole e alimentari.

Per le comunità religiose, l’iniziativa offre un modo molto concreto di unirsi all’advocacy profetica: firmare, se sono cittadini dell’UE, e invitare le proprie comunità, scuole, parrocchie e reti a firmare e condividere; ospitare momenti di informazione e preghiera sul diritto al cibo; e portare in questo dibattito la voce degli affamati che accompagniamo. Coloro che vivono fuori dall’UE possono sostenere la campagna attraverso le loro Province europee e le loro reti, e trarre ispirazione per iniziative simili nei propri Paesi. Si prevede che la raccolta delle firme si chiuda all’inizio di gennaio 2027, quindi il momento di agire è ora. Maggiori informazioni su cittadellarte.it/en/events/good-food-for-all.

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