Origini e caratteristiche
Albero sempreverde del bacino del Mediterraneo, può raggiungere i 10-15 metri. Discende dalle antiche foreste subtropicali di “laurisilva” che coprivano la regione milioni di anni fa, prima dei mutamenti climatici. Ha foglie coriacee, lucide nella parte superiore e opache in quella inferiore. Sono aromatiche, ricche di oli essenziali che, oltre a conferire il particolare aroma speziato, hanno una spiccata azione antisettica e insetticida.
L’alloro è dioico: esistono piante maschili e piante femminili. Fiorisce in primavera con piccoli fiori giallo-crema, apprezzati dai fioristi per la bellezza e la fragranza; le piante femminili producono bacche nero-bluastre che maturano in autunno. Rigetta con vigore dalla ceppaia dopo tagli o incendi.
L’alloro nella cultura popolare
È la pianta di Apollo: nel mito, la ninfa Dafne (in greco dàphne, “alloro”) si trasforma in alloro per sfuggire al dio, che ne fa il suo albero sacro. Con l’alloro si incoronavano i vincitori dei giochi di Delfi, i generali romani in trionfo e i poeti, da cui “poeta laureato”. Da laurea (corona d’alloro) e bacca lauri derivano i termini “laurea” e “baccalaureato”. La corona di alloro è tuttora conferita alla cerimonia di laurea universitaria, e vivono ancora espressioni come “cogliere gli allori” e “riposare sugli allori”. In cucina insaporisce arrosti e brodi; nella tradizione contadina si appendeva alle porte come protezione e come segno di buon augurio.
L’alloro nella Bibbia
L’alloro è quasi assente dal testo biblico e la sua presenza è indiretta. L’unico riferimento possibile è il Salmo 37, dove un albero rigoglioso e sempreverde è immagine della prosperità effimera dell’empio. Nel Nuovo Testamento Paolo richiama le corone dei vincitori dei giochi, che nel mondo greco erano di fronde e foglie: gloria che appassisce, a confronto con quella che non finisce.
Paolo scrive ai cristiani di Corinto, città che ospitava i Giochi Istmici, uno dei grandi appuntamenti sportivi del mondo greco. Per spiegare la serietà della vita di fede usa l’immagine dell’atleta che si allena, si impone disciplina, rinuncia al superfluo. Ma il confronto è netto: le corone dei giochi appassiscono in pochi giorni; quella che attende il credente non passa.
Essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre. 1 Cor 9,25
Un messaggio per noi
L’alloro ha coronato per secoli il successo, il potere, la fama. Oggi ci chiede di cambiare il criterio del successo: la vera gloria non è la corona che appassisce, ma la vita che si prende cura. Restare radicati nel proprio territorio, sempreverdi nella fedeltà alla terra: ecco un altro modo di vincere. Tre lezioni vengono dall’albero.
La memoria
L’alloro è un relitto di antiche foreste scomparse. Custodire una specie significa custodire la memoria di un intero ecosistema: ogni specie che sopravvive ricorda che la storia della vita è più lunga e più grande di noi.
La reciprocità
Essendo dioico, l’alloro non dà frutto da solo: la fecondità nasce dall’incontro tra maschile e femminile. Nessuno si salva da solo, e l’ecologia integrale nasce dalla reciprocità, tra le creature e tra noi e loro.
La sobrietà
Le sue foglie profumano, curano e insaporiscono senza consumare nulla, e arricchiscono la tavola con pochissimo. È una ricchezza che non si accumula, ma si condivide.
Dalla Laudato si’
La Laudato si’ ci illumina sul significato del prendersi cura:
Nel racconto di Caino e Abele, vediamo che la gelosia ha spinto Caino a compiere l’estrema ingiustizia contro suo fratello. Ciò a sua volta ha causato una rottura della relazione tra Caino e Dio e tra Caino e la terra, dalla quale fu esiliato. Questo passaggio è sintetizzato nel drammatico colloquio tra Dio e Caino. Dio chiede: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Caino dice di non saperlo e Dio insiste: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lontano da [questo] suolo» (Gen 4,9-11). Trascurare l’impegno di coltivare e mantenere una relazione corretta con il prossimo, verso il quale ho il dovere della cura e della custodia, distrugge la mia relazione interiore con me stesso, con gli altri, con Dio e con la terra. Quando tutte queste relazioni sono trascurate, quando la giustizia non abita più sulla terra, la Bibbia ci dice che tutta la vita è in pericolo. Questo è ciò che ci insegna il racconto di Noè, quando Dio minaccia di spazzare via l’umanità per la sua persistente incapacità di vivere all’altezza delle esigenze della giustizia e della pace: «È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza» (Gen 6,13). In questi racconti così antichi, ricchi di profondo simbolismo, era già contenuta una convinzione oggi sentita: che tutto è in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri. LS 70
Una corona che appassisce non vale i sacrifici di chi corre solo per vincere, dimenticando ciò che calpesta. L’ecologia integrale propone un’altra gloria: quella di chi custodisce.
