Aloe nel parco Laudato si’
Aloe nel parco Laudato si’ della Curia Generalizia
Nome correnteAloealoe vera; aloe arborescente
Nome botanicoAloe vera (L.) Burm.f.sinonimo Aloe barbadensis Mill.; famiglia Asphodelaceae. Nei giardini italiani è molto diffusa anche l’Aloe arborescens Mill.
Nome biblico‘ahalim o ‘ahalothIn ebraico, reso con “aloe”. Nel Nuovo Testamento il termine greco è aloe.

Origini e caratteristiche

Pianta succulenta perenne, probabilmente originaria della penisola arabica e coltivata fin dall’antichità in tutto il bacino del Mediterraneo; in Italia vive bene nelle regioni calde, soprattutto in Sicilia, Sardegna e Calabria. Il genere Aloe comprende circa 500 specie, per lo più africane.

Forma una rosetta di foglie carnose, lanceolate, verde-grigie, con il margine dentato e spinoso. All’interno le foglie contengono un gel trasparente e ricco d’acqua; sotto la buccia scorre un lattice giallo e amaro.

Foglie di aloe
Le foglie
Fiore di aloe
Il fiore

In inverno o in primavera, a seconda della specie, compaiono lunghe spighe di fiori tubolari gialli, arancio o rossi, molto visitati da api e da uccelli. Grazie a un particolare metabolismo, l’aloe apre i pori di notte e riduce l’evaporazione: resiste alla siccità immagazzinando acqua nelle foglie. Si moltiplica facilmente grazie ai polloni, i piccoli germogli che nascono alla base della pianta madre.

L’aloe nella cultura popolare

È una delle piante medicinali più antiche: il papiro egizio Ebers, di circa 3.500 anni fa, ne parla già. Dioscoride, medico greco del I secolo, ne descrive gli usi. Il gel è tradizionalmente applicato sulla pelle per lenire scottature e irritazioni, ed è oggi presente in molti cosmetici. Il lattice giallo, invece, ha un forte effetto lassativo e va usato con prudenza. In molte culture dell’America Latina e dell’Africa si appende un’aloe dietro la porta di casa come portafortuna. In Italia è spesso una pianta “di famiglia”: un pollone passa da una casa all’altra, e il balcone della nonna è diventato il vivaio di tutto il vicinato.

L’aloe nella Bibbia

L’aloe è associata al profumo e alla cura. Nell’Antico Testamento compare tra gli aromi del Cantico dei Cantici (Ct 4,14) e nel Salmo 45,9, dove le vesti del re «sanno di mirra, àloe e cassia». Nel libro dei Numeri, il veggente Balaam benedice Israele paragonandolo a una distesa di «àloe piantati dal Signore» (Nm 24,6): immagine di una vita rigogliosa che viene da Dio. Nel Nuovo Testamento, l’aloe accompagna il corpo di Gesù deposto dalla croce.

Nel Vangelo di Giovanni, dopo la morte di Gesù, Giuseppe d’Arimatea, discepolo segreto, chiede a Pilato il permesso di prendere il corpo. Non è solo: arriva anche Nicodemo, che un tempo era andato da Gesù di notte.

Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portava una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce insieme con oli aromatici, secondo il modo di preparare per la sepoltura in uso presso i Giudei. Gv 19,39-40

Un messaggio per noi

L’aloe ci insegna tre lezioni.

La sobrietà che sopravvive

Vive con pochissima acqua, la conserva con cura e non spreca. In un Mediterraneo sempre più caldo e asciutto, è un’immagine di adattamento intelligente: la sobrietà è una forma di forza, non di mancanza.

La cura del corpo ferito

Il gel dell’aloe lenisce le ferite e, nel Vangelo, i suoi aromi accompagnano un corpo martoriato con tenerezza. L’ecologia integrale ci invita a vedere nella terra lo stesso corpo ferito: i suoi suoli inariditi, i fiumi inquinati e i boschi bruciati chiedono gesti di cura, non solo di riparazione. E ci ricorda che la salute dell’ambiente e quella delle persone sono legate.

La vita che si moltiplica donandosi

L’aloe si propaga con i polloni, che spesso passano di mano in mano tra vicini e amici. Fiorisce d’inverno, quando i fiori sono rari, e nutre api e uccelli. È una pianta che si dà: la sua generosità è fatta di piccoli gesti quotidiani.

Dalla Laudato si’

La Laudato si’ ci ricorda che la terra ferita è una sorella con cui condividiamo l’esistenza:

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba». Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora. LS 1-2

Nicodemo prende un corpo ferito e lo avvolge di aromi: un gesto di cura quando ormai sembra non servire più a nulla. La terra ferita ci chiede lo stesso atteggiamento: non rassegnarsi, ma curare, con pazienza e tenerezza, anche quando i risultati si vedono tardi. L’aloe ci ricorda che la cura è un atto concreto, che comincia da una foglia spezzata e da una mano che si china.

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