Cedro nel parco Laudato si’
Cedro nel parco Laudato si’ della Curia Generalizia
Nome correnteCedro del Libanoo semplicemente cedro
Nome botanicoCedrus libani A. Rich.famiglia Pinaceae
Nome biblico‘erezIn ebraico, reso in italiano con “cedro” o “cedro del Libano”.

Origini e caratteristiche

Conifera sempreverde delle montagne del Vicino Oriente: Libano, Siria e Turchia meridionale. Vive a quote elevate, tra i 1.300 e i 3.000 metri, dove l’inverno è freddo e nevoso. Cresce lentamente e può vivere per millenni; gli esemplari più antichi del Libano hanno centinaia di anni.

I rami si dispongono in strati orizzontali, come grandi piani sovrapposti, e formano una chioma ampia e maestosa, che da adulto diventa quasi tabulare.

Aghi di cedro
Gli aghi
Fiori di cedro
I fiori
Cono di cedro
Il frutto (cono)

Gli aghi, verdi con riflessi bluastri, sono riuniti in ciuffi. I coni sono eretti, a forma di piccolo barile, e a maturità si sfaldano sull’albero. Il legno è profumato, resinoso, compatto e resistente ai parassiti e al tempo.

Nei parchi italiani si trovano spesso anche il cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica) e il cedro dell’Himalaya (Cedrus deodara). Il “cedro” agrume (Citrus medica, l’etrog della festa delle Capanne) è un’altra pianta, già richiamata nella scheda del limone.

Il cedro nella cultura popolare

È l’albero che più di ogni altro è associato alla grandezza e alla durata. Nell’antico Egitto il legno di cedro, importato dal Libano, serviva per costruire navi, sarcofagi e templi. Nell’epopea di Gilgamesh, uno dei più antichi racconti dell’umanità, l’eroe parte per la foresta dei cedri, custodita dal guardiano Humbaba: un’avventura che racconta già il rapporto ambiguo tra l’uomo e le foreste. Nel corso dei secoli Fenici, Assiri e Romani tagliarono i cedri del Libano per costruire flotte e palazzi, riducendo le foreste a poche macchie residue. Oggi il cedro è il simbolo del Libano, raffigurato nella sua bandiera. La Foresta dei Cedri di Dio, nella Valle Santa di Qadisha, è patrimonio dell’umanità UNESCO. In Europa, il cedro è stato piantato fin dal Settecento nei grandi parchi e giardini, dove la sua sagoma inconfondibile domina il paesaggio.

Il cedro nella Bibbia

Il cedro è tra gli alberi più citati della Bibbia. È simbolo di forza, nobiltà e durata. Con il suo legno furono costruiti il palazzo di Davide e il tempio di Salomone: il re Hiram di Tiro inviò i tronchi, e migliaia di operai lavorarono per tagliarli e trasportarli (1 Re 5). Il cedro è anche immagine del giusto: «fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano» (Sal 92,13). Ma è anche immagine dell’orgoglio umano: i profeti annunciano che Dio abbatterà «i cedri del Libano, alti e superbi» (Is 2,13). E soprattutto, nei Salmi, è un albero che appartiene a Dio.

Il Salmo 104 è un grande inno al Creatore, che nutre ogni creatura: l’acqua alle sorgenti, l’erba al bestiame, il vino all’uomo. Poi guarda agli alberi:

Si saziano gli alberi del Signore, i cedri del Libano da lui piantati. Là gli uccelli fanno il loro nido e sui cipressi la cicogna ha la sua casa. Sal 104,16-17

Un messaggio per noi

Il cedro ci ricorda tre lezioni.

Un albero del Signore

Il salmista non dice che i cedri sono utili all’uomo: dice che sono «del Signore» e da lui piantati, che si saziano, che ospitano gli uccelli. La creazione ha un valore proprio, indipendente dall’uso che ne facciamo. Questo è il cuore dell’ecologia integrale: la natura non è solo materiale da sfruttare.

Il rischio di abbattere ciò che è più grande

Le foreste di cedri furono abbattute per costruire flotte, palazzi e anche templi. Anche ciò che chiamiamo nobile o sacro può diventare un pretesto per depredare. Oggi di quelle foreste restano pochi lembi, minacciati dagli incendi e dal riscaldamento del clima, che spinge i cedri a salire sempre più in quota. Un albero che ha impiegato secoli a crescere può sparire in pochi giorni.

Il tempo lungo

Il cedro cresce lentamente e vive a lungo: chi lo pianta lavora per chi verrà. Nella Valle Santa del Libano, alcune comunità lavorano ogni anno per ripiantare giovani cedri. In un mondo che vuole risultati immediati, è una scuola di pazienza e di responsabilità verso le generazioni future.

Dalla Laudato si’

La Laudato si’ ricorda che le creature hanno un valore in sé, oltre l’utilità che ne ricaviamo:
Anche le risorse della terra vengono depredate a causa di modi di intendere l’economia e l’attività commerciale e produttiva troppo legati al risultato immediato. La perdita di foreste e boschi implica allo stesso tempo la perdita di specie che potrebbero costituire nel futuro risorse estremamente importanti, non solo per l’alimentazione, ma anche per la cura di malattie e per molteplici servizi. Le diverse specie contengono geni che possono essere risorse-chiave per rispondere in futuro a qualche necessità umana o per risolvere qualche problema ambientale.

Ma non basta pensare alle diverse specie solo come eventuali “risorse” sfruttabili, dimenticando che hanno un valore in sé stesse. Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre. La stragrande maggioranza si estingue per ragioni che hanno a che fare con qualche attività umana. Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto.

LS 32-33

Il cedro è l’esempio più chiaro di una specie che ha «dato gloria a Dio» per millenni e che l’uomo ha rischiato di cancellare. Il Salmo ci invita a guardare gli alberi come creature che appartengono a Dio prima che a noi: custodirli è riconoscere questo limite, e lasciare ai nostri figli un mondo in cui il loro messaggio possa ancora essere ascoltato.

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